pubblicato in data 18 Gen 2026

A quarant’anni dal capolavoro di Miloš Forman, Sky ripropone l’eterna sfida tra Mozart e Salieri in una produzione che ricalca il mito cinematografico tra interpretazioni convincenti e ricostruzioni storiche ormai superate.

È stata pubblicizzata sulle varie piattaforme social e non solo, la serie Amadeus che Sky ha mandato in onda dal 23 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026. In questa nuova produzione anglosassone, strutturata in cinque puntate, si prende spunto, a cominciare dal titolo, da quel capolavoro cinematografico del 1984 di Miloš Forman e che ha portato a mettere in risalto più che la figura di Wolfgang Amadeus Mozart, genio indiscusso della Musica, quella di Antonio Salieri, il compositore italiano alla corte di Vienna.

Nella serie viene riproposto quanto Forman mise davanti alla macchina da presa all’epoca, se pur con alcune inevitabili modifiche, trattandosi di una storia narrata in più episodi. Come per il film degli anni ’80 anche in questo caso il tema centrale è la profonda invidia di Salieri per il suo collega austriaco ma con delle sfumature di sorta.

Il vecchio musicista, interpretato dall’attore Paul Bettany e truccato esattamente come il suo collega F. Murray Abraham, narra la figura di Mozart e il rapporto che egli ebbe con lo stesso ma, dinnanzi a lui anziché un sacerdote come nel film, vi è un’ormai anziana Constanze Weber Mozart, vedova del compositore che ascolta quanto l’ex Kapellmeister ha da dirle per liberarsi la coscienza.

Con lo scorrere della storia, di puntata in puntata, vi sono particolari che vengono messi in evidenza, come ad esempio il rapporto sessuale che Mozart ebbe con la Soprano Caterina Cavalieri e il desiderio di Antonio Salieri di poter comporre un’opera uscendo da quel blocco psicologico e carnale in cui si trovava.

Vi è poi la figura dell’Imperatore Giuseppe II, che aveva conosciuto Mozart in un contesto assai particolare: una gara a Palazzo col musicista italiano Muzio Clementi. Wolfgang, in quell’ambito, non perde occasione per mostrare il suo talento, riproducendo le musiche scritte sullo spartito ma con variazioni sul tema fatte in tempo reale, lasciando tutti senza parole e entrando nelle grazie del Sovrano che gli commissiona un’opera.

Essendo la serie basata sull’omonima pellicola era chiaro che moltissimi riferimenti sarebbero stati ripresi ma anche lati oscuri, a livello cinematografico, come l’incontro tra il Compositore austriaco e Constanze, la famiglia di quest’ultima e il fatto che anch’ella fosse una Soprano se pur di non eccezionale livello.

Ancora, il rapporto col librettista Lorenzo Da Ponte che lo preferì a Salieri e la figura di Franz Süßmayr, compositore, ammiratore di Mozart e amante di Constanze.

Ma è sul finale che vale la pena soffermarsi. Così come narrato da Forman anche la serie riprende la versione ormai smentita dagli storici, in cui Antonio Salieri si fa artefice di un piano diabolico per vivere il suo momento di gloria, attraverso la morte del collega. Vi sono delle piccole ma significative differenze tra i due racconti cinematografici: mentre in Amadeus, l’uomo in maschera che commissiona il Requiem a Mozart non viene chiaramente inquadrato mentre si accinge ad acquistare l’abito uguale a quello usato da Leopold Mozart ad un ballo di carnevale, lasciando volutamente libero lo spettatore di credere che questi potesse essere Salieri o un suo servitore, nella serie è proprio lo stesso musicista italiano ad indossare la maschera e a mostrarla, dopo tanti anni, a Constanze durante il racconto. Una sorta di conferma narrativa che però, lo ripetiamo, non trova riscontri di carattere storico.

Anche la terribile scena della morte del Musicista che nella pellicola del 1984 viene trattata in tutta la sua crudezza, qui è molto più ‘addolcita’, mostrando non la fossa comune in cui viene gettato il corpo ma una buca ove calare la bara chiusa, quasi a far pensare ad una tomba privata.

Certo, senza nulla togliere alla bravura degli attori Will Sharpe (Amadeus Mozart), Paul Bettany (Antonio Salieri), Gabrielle Creevy (Constanze Weber) il confronto con le interpretazioni di Tom Hulce, F. Murray Abraham e Elizabeth Berridge (nell’ordine dei ruoli citati) è inevitabile anche per le somiglianze. Il capolavoro di Forman resta assoluto e scommettere su una serie televisiva è sempre un salto nel buio, anche perché dal 1984 ad oggi gli studi sulla figura del Genio austriaco sono andati avanti e nonostante rimangano ancora ombre e misteri sulla sua ultima parte di vita e sulla sua morte, alcune ricostruzioni appaiono ormai delle leggende.

Ci si chiede, dunque, se abbia avuto veramente senso proporre una serie, basata su un film che è stato girato in un’epoca ormai lontana. E ancora: far passare come verità un finale che andò in maniera differente quanta presa può avere sul pubblico?

Certo, per coloro che, come chi scrive, sono mozartiani persi, questa serie non poteva non essere vista, specialmente in questo anno che segna il 270° anniversario della nascita del Compositore salisburghese e, lo vogliamo ripetere, nulla è scritto per sminuire la capacità interpretativa di ogni attore e attrice ma forse ci sono produzioni cinematografiche che meriterebbero di rimanere uniche e intoccabili per la loro riuscita, esattamente come la Musica di Wolfgang Amadeus Mozart che, a distanza di secoli, resta espressione pura della presenza di Dio.

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