pubblicato in data 01 Apr 2026

Il Presidente dell’ANIEF Marcello Pacifico analizza ai microfoni dell’ Agenzia Italia Stampa i dettagli del nuovo accordo contrattuale per il comparto scuola. Con aumenti medi di 143 euro lordi e arretrati in arrivo già in estate, il sindacato rivendica lo sblocco di risorse fondamentali per contrastare l’inflazione. Non solo cifre: Pacifico traccia la rotta per le prossime battaglie normative, mettendo al centro la lotta al burnout, la valorizzazione del personale ATA e la parità di trattamento tra precari e docenti di ruolo. Un’analisi schietta su quanto ottenuto e su quanto resta ancora da fare per colmare il gap salariale con il resto della Pubblica Amministrazione.

È arrivata la firma per il nuovo contratto: si parla di un aumento medio di 143 euro lordi. Qual è il suo primo commento?

«È il terzo contratto che firmiamo in questa stagione e va in continuità con i precedenti. L’obiettivo primario è recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione esplosa dopo il Covid e il conflitto in Ucraina, aggravata dall’attuale crisi energetica globale. Erano risorse bloccate nelle casse dello Stato: abbiamo scelto di sbloccarle e metterle direttamente nei conti correnti di chi lavora. È un primo passo necessario, anche se guardiamo già al rinnovo 2028-2030.»

C’è una novità tempistica importante in questo accordo, corretto?

«Esatto. Per la prima volta firmiamo un contratto prima della sua scadenza naturale. Questo ci permetterà di erogare i primi fondi già dalla prossima estate. Parliamo di aumenti che, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale, variano tra i 110 e i 185 euro lordi, con circa 800 euro di arretrati. Anche per il personale ATA ci sono incrementi significativi, dai 80 ai 130 euro, fino ai 195 euro per i DSGA.»

Avete lavorato molto anche sulle indennità accessorie…

«Abbiamo aumentato l’RPD (Retribuzione Professionale Docenti), i salari accessori per docenti e ATA e l’indennità di direzione per i DSGA del 6,5%. Si poteva dare di più? Certamente, ma con le risorse disponibili abbiamo preferito chiudere subito. Abbiamo però messo a verbale, in note congiunte con l’Aran e gli altri sindacati, che servono ulteriori fondi per battaglie storiche: la parità di trattamento tra precari e personale di ruolo, i buoni pasto, le indennità per i fuori sede e il recupero degli scatti di anzianità del 2013.»

Oltre alla parte economica, quali sono le prossime sfide sulla parte normativa?

«Vogliamo intervenire subito sul rapporto di lavoro. Dobbiamo parlare di middle management, di figure di sistema e formazione incentivante. Ma la priorità assoluta è il burnout. Chi lavora a scuola oggi vive un disagio profondo: il burnout è il primo grande problema che affligge gli insegnanti, insieme alle esigenze di sicurezza e rispetto. Affronteremo questi temi con massima fermezza.»

Oggi è il primo aprile: qualcuno potrebbe pensare a uno scherzo, o magari a un regalo di Pasqua anticipato. Come risponde?

«Non è un pesce d’aprile, ma non è nemmeno un regalo. È un atto di giustizia, seppur parziale. Il personale della scuola negli ultimi 25 anni ha sempre percepito meno rispetto ai colleghi dei Ministeri, delle Regioni o della Sanità. Per colmare questo gap serve uno stanziamento ad hoc del Governo, non semplici briciole divise tra tutti i dipendenti pubblici. In questo contratto abbiamo liberato il 99% delle risorse sul tabellare: abbiamo usato la calcolatrice per dare tutto ciò che c’era nelle tasche dei lavoratori anziché lasciarlo allo Stato.»

Quindi, in sintesi, un bicchiere mezzo pieno?

«L’alternativa era lasciare i soldi fermi mentre il costo della vita continua a salire. Oggi i lavoratori si ritroveranno in busta paga somme superiori rispetto al contratto precedente, specialmente da gennaio prossimo. Non basta, l’inflazione morde ancora, ma è un inizio fondamentale per continuare a rivendicare la dignità e il valore professionale di chi costruisce il futuro del Paese.»

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