La Segreteria di Stato vaticana argina l’abuso di investiture e sedicenti ordini; la testimonianza laicale realmente attiva nelle chiese restituisce decoro e accoglienza ai luoghi sacri.
Troppi sedicenti Ordini, e cerimonie in chiese inopportune. La precisazione diffusa ultimamente dalla Segreteria di Stato della Santa Sede risponde alla necessità di ristabilire confini precisi di fronte al proliferare di sodalizi che si fregiano di titoli altisonanti e intitolazioni sacre. Il documento vaticano ribadisce il perimetro giuridico e canonico: oltre ai cinque ordini di collazione pontificia, sono riconosciuti e tutelati unicamente il Sovrano Militare Ordine di Malta e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Tutte le altre realtà, siano esse di recente fondazione o dichiarate discendenti da ordini medievali, non godono di alcun riconoscimento.
La ratio del monito mira a tutelare i fedeli ed evitare inganni: il Vaticano non attribuisce alcun valore a diplomi o insegne rilasciati da realtà non riconosciute e vieta espressamente l’uso di chiese e cappelle per cerimonie di investitura. Il richiamo colpisce direttamente chi trasforma presunte patenti d’onore in mercimonio, alimentando circuiti fondati su contributi economici per l’ammissione e su sfarzose parate prive di autentico radicamento ecclesiale.
Ed è proprio questo il punto: il mercimonio. A fronte di associazioni cattoliche di laici come -ad esempio – i Templari Oggi aps, per il cui ingresso non è previsto alcun esborso di denaro che non sia la quota di 60 euro annui come socio, esistono presunti Ordini più o meno blasonati che chiedono migliaia di euro anche solo per fregiarsi del “mantello”. E’ giusto quindi, per usare le parole del Vangelo, “separare la pula dal grano” (Vangelo di Matteo 3,12).
La testimonianza laicale e la custodia delle chiese
Al folklore delle comparse in cerca di rango si contrappone un’esperienza fondata sull’azione silenziosa. L’associazione di promozione sociale Templari Oggi APS non richiede somme di denaro per l’ingresso, non rilascia patenti nobiliari né persegue rivendicazioni di status. Al centro della vita associativa non vi è la ricerca di un’onorificenza, bensì il servizio prestato all’interno delle comunità cristiane.
L’impegno si è consolidato in modo tangibile a partire dall’ultimo Giubileo e prosegue ogni giorno nelle basiliche romane, lungo le grandi direttrici di pellegrinaggio e nelle comunità diocesane sparse per l’Italia. Nelle chiese cittadine e nelle antiche pievi di provincia, i laici dell’associazione garantiscono presidio, decoro e accoglienza ai fedeli, permettendo la riapertura di edifici storici altrimenti destinati alla chiusura o all’incuria. Tale presenza riflette pienamente il magistero pontificio: lo stesso papa Leone ha più volte richiamato la necessità di una Chiesa che valorizzi il servizio e la corresponsabilità dei laici, chiamati a testimoniare la fede attraverso opere concrete e costante dedizione al bene comune.
Gli accordi istituzionali e l’utilità sociale
L’impatto di questa presenza trova riscontro formale negli atti sottoscritti con le istituzioni della Repubblica. L’associazione opera infatti sulla base di convenzioni e protocolli d’intesa con il Ministero della Giustizia e con il Ministero dell’Interno.
In virtù dell’intesa con la Giustizia, i luoghi di culto diventano anche spazi di reinserimento e riparazione, accogliendo percorsi di lavoro di pubblica utilità affidati a giovani o persone in esecuzione penale esterna per la manutenzione e la cura degli edifici sacri. Con il Ministero dell’Interno la collaborazione si sviluppa sul terreno della vigilanza attiva e della tutela del patrimonio architettonico e religioso. Di fronte a chi riduce la tradizione a vanità e titoli privi di valore, la risposta resta la fedeltà ai fatti: una disciplina di laici operosi al servizio della Chiesa e della società civile.
Ben venga dunque ,la precisazione diffusa dalla Segreteria di Stato della Santa Sede, sul solco delle parole di Papa Leone che nella Lumen gentium, richiama “una Chiesa che non sia chiusa in sé stessa o verticistica, ma pienamente incarnata nella storia”. Il Papa ha ricordato che «il popolo santo di Dio non è mai una massa», ma un insieme di persone con carismi propri donati dallo Spirito Santo per il rinnovamento della comunità ecclesiale, in pieno accordo con l’impegno cattolico laicale.
