pubblicato in data 20 Ott 2026

Anche se molti non se ne rendono o conto o fingono di non voler comprendere, l’Italia è entrata da tempo in guerra. Contro chi? Contro sé stessa, contro delle politiche di accoglienza che, evidentemente, hanno fallito su tutti i fronti. Una condizione che, stando anche alle notizie provenienti da oltralpe non ci vede soli ma in compagnia di una Francia, tanto per prendere come esempio i nostri “cugini”, che ha visto le proprie città ridotte a veri campi bellici.

Quanto successo a Milano, in modo particolare, ma anche in altre realtà come Bologna e Torino è il chiaro risultato di una perdita totale dello Stato che, ormai, non è più in grado di fronteggiare questa marmaglia composta in buona parte da cosiddetti “italiani di seconda generazione” (che tutto si sentono fuorché italiani) e da oltre l’80% di minorenni. Hanno fallito le famiglie di questi delinquenti in erba, considerando che tra i fermati c’erano anche ragazzini di 11 anni e poco più; abbiamo fallito noi come società che, davanti a questo scenario di guerra, anziché esprimerci in maniera unanime condannando tali comportamenti, ci siamo spaccati su due fronti tra chi sostiene e tenta di comprendere l’atteggiamento di questi teppisti e chi, al contrario, vorrebbe vederli tutti in galera e obbligati a risarcire i danni.

Ecco, dunque, il punto: se un problema come quello della scuola o del costo della vita viene preso a pretesto per spargere terrore nelle città, se i social rappresentano un veicolo per chiamare a raccolta i vari burattini manovrati da una certa parte politica (che preferisce il silenzio alla condanna) e se le Forze dell’Ordine si trovano in una condizione di inferiorità numerica, allora vuol dire che più di qualcosa è andato storto nel sistema di tutela delle Leggi e dei cittadini.

Per anni è stato lanciato l’allarme da parte della popolazione di Milano e non solo sulla questione maranza. Eppure, la politica tutta, ha fatto orecchie da mercante. Adesso, come sempre succede, si cade dal pero e ci si meraviglia per quanto avvenuto ma la colpa è esclusivamente di chi ha preferito voltarsi dall’altra parte anziché reprimere sul nascere atteggiamenti delinquenziali.

Viviamo in un Paese (il termine Nazione in questi casi non è affatto meritato) dove a comandare veramente è la magistratura; un Paese dove i giudici sono sempre pronti ad accettare strategie processuali mirate alla cancellazione della pena o alla riduzione delle medesima quanto più possibile. Cosa bisognerebbe fare? Beh, la risposta sta forse in un’applicazione di leggi di guerra perché se è vero, come è vero, che la Democrazia è un Valore, questa bisogna anche meritarsela e saperla preservare. E oggi, noi abbiamo chiaramente dimostrato che ciò per cui i nostri nonni e i nostri padri hanno combattuto è divenuto un vero e proprio “tallone d’Achille”.

Occorre, perciò, attuare un sistema dittatoriale che punisca chi pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo. Ma bisogna cambiare, prima di tutto, la nostra mente ormai lobotomizzata a certe forme di buonismo che rappresentano un cancro per la nostra società.

In Italia, si sa, l’individualismo è una particolarità che ci ha sempre contraddistinto (in negativo); finché ciò che ci appartiene non viene toccato, schierarsi dalla parte dei delinquenti non costa nulla e anzi, ci fa apparire come migliori e lontani da critiche. Sarebbe interessante chiedere a chi oggi parla di comprensione per quanto fatto da questi giovani, quale posizione avrebbe preso qualora quella macchia distrutta fosse stata la propria (magari con la prima rata ancora da pagare); se la vetrina spaccata fosse appartenuta al proprio negozio come pure le varie razzie fatte. 

A Roma esiste un proverbio non riferibile al giorno d’oggi poiché porterebbe chi scrive ad essere tacciato di omofobia ma che, edulcorato, recita più o meno così: sono tutti bravi a parlare con i beni degli altri.

Ecco, per concludere possiamo riprendere il concetto espresso già nel titolo di questo articolo: oggi, che ci piaccia o meno, siamo in guerra e proprio per questo occorrono leggi marziali che scrivano la parola ‘fine’ a scenari ormai ripetuti da troppo tempo.

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