Un passo avanti per dare ossigeno ai bilanci dei lavoratori della scuola, ma la strada per garantire stipendi dignitosi e la piena tutela dei diritti è ancora lunga. È questo il bilancio tracciato dal sindacato ANIEF a margine della firma del nuovo testo contrattuale, il terzo siglato negli ultimi tre anni. Una firma arrivata in un contesto economico globale complesso, segnato prima dai rincari post-Covid e dalle tensioni in Ucraina, e oggi da una nuova fiammata inflazionistica legata ai conflitti nel Golfo Persico.
L’accordo economico introduce un incremento medio di 140 euro lordi in busta paga e una quota di arretrati pari a circa 800 euro. Cifre che, tuttavia, rappresentano solo una risposta parziale alle necessità del personale scolastico.
“Abbiamo cercato di coprire quasi interamente il costo dell’inflazione,” spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale ANIEF. “Certamente questo accordo significa un minimo ristoro per gli stipendi di chi lavora a scuola, ma siamo convinti che questi 140 euro in più e gli 800 euro di arretrati non risolvano il problema di fondo del personale scolastico.”
Il divario con i ministeri e l’allarme inflazione
Il nodo centrale resta la forte sperequazione salariale che penalizza docenti e ATA rispetto al resto della Pubblica Amministrazione. Secondo i dati del sindacato, la forbice continua ad allargarsi in modo preoccupante.
“Gli stipendi del personale scolastico continuano a essere inferiori di 10mila euro annui rispetto a chi lavora nei ministeri,” denuncia il leader dell’ANIEF. “È un paradosso: ventisei anni fa chi lavorava a scuola percepiva mille euro in più. Ora l’inflazione sta risalendo e il Governo sarà per forza costretto a stanziare nuove risorse nella prossima legge di bilancio.”
La richiesta all’Esecutivo è chiara: servono interventi mirati e una visione a lungo termine. “Nessuno pensa di azzerare questo gap con una sola manovra, ce ne vorranno diverse, ma dal Governo vogliamo un segnale preciso,” incalza Pacifico. “Inoltre, è indispensabile riprogrammare le risorse già stanziate per il triennio 2028-2030, perché in quei calcoli l’inflazione era decisamente sottostimata rispetto ai valori attuali.”
Il 22 luglio si torna in ARAN: buoni pasto, mobilità e precari
Chiusa la parentesi economica, la palla passa ora alla parte normativa del contratto. Il prossimo appuntamento è fissato per il 22 luglio, quando il sindacato tornerà per la quinta volta al tavolo dell’ARAN (l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) per discutere i diritti del personale.
Le priorità dell’ANIEF per la trattativa estiva toccano il welfare e la conciliazione vita-lavoro:
- Buoni pasto: estensione del beneficio a tutto il personale scolastico, senza distinzioni.
- Mobilità e ricongiungimento familiare: introduzione di tutele e deroghe per i lavoratori con figli fino a 16 anni, con l’obiettivo sindacale di estendere la soglia ai 18 anni.
- Parità di trattamento: allineamento dei diritti tra personale precario e di ruolo.
“Sulla parte normativa continueremo a insistere su punti per noi fondamentali,” conferma il presidente ANIEF. “Grazie a una legge che abbiamo fatto approvare, oggi possiamo finalmente inserire nel contratto alcune deroghe che prima erano impossibili. Tra le priorità c’è la parità di trattamento tra precari e di ruolo: l’Europa ha già condannato l’Italia più volte su questo aspetto.”
Le sfide per l’autunno: reclutamento e riscatto della laurea
Con il Parlamento prossimo alla pausa estiva di agosto, lo sguardo del sindacato è già rivolto alla ripresa delle attività a settembre, mese in cui si attendono interventi legislativi decisivi per l’avvio del nuovo anno scolastico.
“Per la parte normativa in senso più ampio bisognerà aspettare il rientro,” conclude Pacifico. “Ci auguriamo che a settembre il Governo vari un decreto legge sulla scuola capace di risolvere in modo strutturale il problema del reclutamento, introducendo il doppio canale per gli insegnanti precari. Ma le questioni sul tavolo sono molte, non ultima il riconoscimento dello scatto agevolato per il riscatto degli anni di laurea.”
