pubblicato in data 17 Giu 2021

La dieta, lo sappiamo, rappresenta la strada da intraprendere per giungere ad un livello fisico soddisfacente non solo sotto il profilo estetico ma anche (e soprattutto) sotto il profilo della salute. Un “peso forma” che permetta ai nostri organi interni di funzionare nel migliore dei modi è un “sogno” che può trasformarsi in realtà se però, oltre alla nostra costanza, ci lasciamo guidare da un professionista del settore.

La Dottoressa Elisa Ciraci, che abbiamo incontrato presso la Parafarmacia “Due Emme” del Dottor Marco Merigiola, ci illustrerà nelle prossime righe l’atteggiamento migliore da seguire ogni qual volta prendiamo in mano coltello e forchetta.

Elisa Ciraci, biologa nutrizionista e… qualche altra specializzazione che è giusto ricordare?

No, io mio sono laureata in biologia e poi mi sono specializzata in nutrizione umana…

Quindi parliamo di cibo. In Italia abbiamo tante meraviglie, tra cui quella della tavola. Ogni regione ha le sue caratteristiche culinarie eppure, stando ai dati che emergono, esistono dei problemi di “cattiva cultura” del cibo.

Possiamo definirla “cattiva cultura” del cibo ma direi soprattutto diseducazione alimentare. C’è sempre stata e continua ad esserci, l’idea che “più si mangia e più si è belli”. Ciò non è assolutamente vero. Pensiamo alle nonne che “ingozzano” i propri nipoti di cibo: il nostro problema è che ci sovralimentiamo ma non ci nutriamo. Nutrirsi significa assimilare sali minerali, macronutrienti e tutto ciò che serve al nostro organismo per poter funzionare al meglio. Dobbiamo imparare a educarci all’alimentazione partendo dalle “piccole” abitudini pratiche: rispettare i cinque pasti giornalieri, approcciarsi ad una tavola “colorata” con cibi di tutte le origini e fare proprie queste abitudini per poi portarle avanti per tutta la nostra vita.

Spesso i bambini sono i soggetti che, più di altri, risentono del problema “obesità” dovuta anche a messaggi televisivi errati. Quant’è importante l’educazione del cibo fin da quando si è piccoli e quanto influisce, in termini negativi, la pubblicità?

Purtroppo, bisogna dire che la pubblicità influisce in maniera molto negativa sui bambini. Basti pensare che i nostri figli passano ore intere davanti al televisore e, guarda caso, tutti i programmi destinati ai più piccoli sono ricchi di pubblicità che danno informazioni errate. I bambini devono imparare a mangiare bene in quanto il loro futuro, in termini di salute, dipende proprio da ciò che mangiano fin da piccoli. In questo hanno un ruolo fondamentale i genitori; sono loro, infatti, che devono tramandare abitudini alimentari ai figli. Tutto ciò che il bambino non mangia è spesso spiegabile con la “non abitudine” a quel determinato cibo. Già intorno ai sette anni, quindi nella “seconda” infanzia, sono riscontrabili problemi di diabete, ipertensione, ipercolesterolemia che, a lungo andare, possono portare a serie conseguenze in termini di salute. Un ruolo importante per un corretto approccio col cibo potrebbe essere assegnato anche alla Scuola, introducendo l’Educazione alimentare come materia di studio. Ciò aiuterebbe le famiglie ed anche noi nutrizionisti.

Rimanendo sempre in ambito infantile e adolescenziale, spesso l’idea che in questa fase di vita si “bruci” tutto ciò che si mangia rappresenta una sorta di semaforo verde per ingerire cibo di qualsiasi genere. È veramente così o è una diceria popolare?

Direi che non è assolutamente vero anzi è più una voce di corridoio. È vero, infatti, che a quell’età si ha un metabolismo più accelerato e quindi è più facile assimilare meglio e “buttar via” gli eccessi però dipende anche da quello che si mangia. Un ragazzo può anche mangiare tanto nutrendosi bene, avendo così dei risultati positivi sulla propria salute. Al contrario, si può mangiare poco e male ed avere dei gravi danni. La riterrei più una scusa, dunque, per poter accettare il fatto che molti ragazzi mangiano in maniera sbagliata.

Da ex bambino degli anni ’80 ricordo pubblicità di prodotti confezionati. In base alla tua esperienza, in termini di conoscenza e di ragionamento su ciò che la pubblicità ci offre, la situazione è migliorata o peggiorata da quel periodo ad oggi?

Su questo c’è da fare una riflessione: è vero che oggi la gente è un po’ più informata e non prende per oro colato tutto ciò che si legge o si sente ma è altrettanto vero che i tempi sono cambiati. Conduciamo una vita più frenetica, molto tempo da dedicare al lavoro ed altre attività e poca pazienza da dedicare ai nostri interessi e alla nostra salute. I prodotti hanno subìto una trasformazione in negativo: pensiamo, ad esempio, all’aggiunta di maggiori coloranti e conservanti per far sì che durino più a lungo. Io sono dell’idea di privilegiare, per quanto possibile, gli alimenti freschi dati dalla natura, tenendo conto che la situazione non è facile ma, con un po’ di impegno, potrebbe essere possibile. La pazienza di oggi può sicuramente dare dei buoni frutti domani.

La Natura ci ha creato esseri “onnivori” eppure tra vegani, vegetariani e quant’altro c’è l’imbarazzo della scelta. Si tratta di mode o di esigenze dettate dagli ultimi tempi?

Noi siamo onnivori e bisogna sempre rispettare la Natura che non fa nulla a caso. Il fatto di decidere di essere vegani o vegetariani è più una scelta etica, almeno secondo la mia esperienza. Ovviamente ci sono situazioni particolari in cui è necessario ridurre le proteine di origine animale dalla propria dieta. Escludere però totalmente questi alimenti rappresenta più una scelta che può essere non condivisa ma che va rispettata. Pensiamo sempre al discorso di partenza: noi dobbiamo mangiare per nutrirci. Eliminando dalla nostra dieta proteine animali, abbiamo una carenza di vitamine e sali minerali presenti solamente in questi alimenti e ciò porta a ricorrere all’integrazione per evitare malformazioni o situazioni poco piacevoli.

Parliamo della figura del Nutrizionista: un aiuto o un incubo? E qual è la reazione dei pazienti davanti all’idea di dover affrontare una dieta?

Sinceramente su questo sono abbastanza contenta e soddisfatta. Ultimamente le persone si rendono conto di non saper mangiare e per questo si rivolgono al nutrizionista. Quando le persone vengono al primo incontro, alla domanda “perché ti sei rivolto ad una nutrizionista?”, la risposta è la seguente: “Perché devo imparare a mangiare, ho bisogno di una guida che mi insegni cosa mangiare nell’arco di una giornata”. Ci sono anche pazienti che magari stanno bene da un punto di vista fisico e di peso ma comprendono che devono integrare o togliere dalla propria dieta qualcosa per star meglio.

E le diete “fai da te”?

Le diete “fai da te” sono poco valide. Io dico sempre ai miei pazienti che la dieta è come un vestito: posso vederlo bene su una persona ma se lo indosso io magari mi sta male. La dieta non va intesa come una punizione ma come uno stile di vita sano, associato ad un’attività fisica che non deve essere necessariamente la palestra, ma anche una camminata. Ognuno di noi ha un determinato metabolismo quindi l’introito deve essere sempre paragonato a quello che si consuma nell’arco della giornata. Nelle diete “fai da te” si perde peso in maniera sbagliata. Gli studi dicono che il fallimento di tali percorsi sta poi nella fase di mantenimento che non viene seguito. Il peso perso, dunque, lo si recupera con gli interessi.

Qual è la fascia di età più difficile da gestire?

Secondo la mia esperienza la fascia di età più complicata da seguire è quella over 55/60. Molto spesso l’idea di voler dimagrire ma di aver fatto anche la propria vita li porta a non continuare il lavoro. Sono motivati gli adolescenti e, più in generale, le persone che devono migliorare la propria salute.

Qual è il metodo migliore per riuscire a mantenere il peso forma, tenendo conto della vita sedentaria che spesso conduciamo?

Come dicevo prima il fallimento di certe diete è proprio nella fase di mantenimento. Se però noi impariamo che la dieta è una educazione alimentare ed impariamo a mangiare in maniera sana, con alimenti freschi, agli stessi orari e a fare gli abbinamenti, direi che il peso che noi raggiungiamo potrà essere mantenuto per sempre. Dipende dal nostro impegno e da quanto noi facciamo propri gli insegnamenti che il nutrizionista ci può dare. Fare attività fisica, soprattutto all’aperto, aiuta perché il contatto con la natura è molto importante soprattutto a livello psicologico.

E poi c’è anche il discorso della socialità…

Assolutamente! Si deve rimanere sociali, frequentare gli amici, cerimonie e qualsiasi altra cosa e ciò è possibile se si comprende l’importanza del nutrirsi. Se viviamo la dieta come un incubo o una punizione non avremo nessun vantaggio.

Quindi una dieta sana per una vita sana?

Una dieta sana per una vita sana!

Grazie Elisa!

Arrivederci!

(a cura di Stefano Boeris)

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