pubblicato in data 26 Dic 2020

“Avere Fede” un motto che spesso fuoriesce dalla nostra bocca ma che ha in sé una veste di meccanicità più che di reale convinzione. Eppure, proprio nei momenti di difficoltà, l’atto di Fede dovrebbe essere il primo pensiero dell’essere umano.

Dire “io credo” quando tutto va secondo la nostra logica terrena è assai facile; nel momento della difficoltà, anche estrema, invece il nostro “credo” vacilla e, in molte situazioni, viene addirittura rinnegato.

Anch’io, come milioni di persone al mondo, sono stato colpito da questo nemico invisibile chiamato COVID-19 che tanta disperazione ha portato e continua a portare. Fino a prima di leggere su un certificato che portava il nome mio e di mia moglie, quello che oggi appare come un termine assai nefasto, ossia “positivo”, ero sì consapevole della pericolosità di questo microrganismo ma da semplice e sano “spettatore”. Tg, giornali, notizie sul web erano gli ingredienti su cui ragionare stando però posizionati su una sponda privilegiata, quella della normalità.

Le cose sono cambiate quando ci siamo ritrovati, dalla parte dei malati, degli asintomatici e, diciamocelo francamente, degli untori. La parola “Positivo” su quel referto medico mi ha fatto venire alla mente pensieri ed immagini tutt’altro che goliardici.

Sapere di avere in corpo un virus che non si combatte certo a suon di aspirine, ti porta a rivedere tutta una serie di posizioni che, fino a quel momento, erano considerate intoccabili. Ma soprattutto, quello su cui ci si concentra è la salute mentale.

Avere la testa aperta e pronta ad affrontare la problematica con ottimismo, può essere una terapia efficace. Per far sì che questo avvenga è necessario però un supporto esterno. Ecco, dunque, che la Fede torna ad avere un ruolo fondamentale nella nostra quotidianità. Un ruolo che non dovrebbe mai venir meno.

Ma parlare di Fede non significa solamente parlare con Dio, attraverso la preghiera. La “Fiducia” si manifesta attraverso modi che mai ci saremmo immaginati. Vivere in una grande città come Roma, ad esempio, vuol dire far parte di un tessuto sociale dove l’individualismo la fa da padrone. Invece, nel caso mio e di mia moglie, è avvenuto l’esatto contrario: una valanga di affetto, di altruismo e di generosità che ci hanno veramente lasciato un segno di positività, nel significato più bello del termine!

Dio si manifesta sotto forme che spesso la nostra frenesia e la nostra vita quotidiana non possono neanche lontanamente immaginare. La guarigione, intesa come risultato finale delle nostre preghiere, è un nostro obiettivo a cui però, spesso, si arriva secondo strade che mai potremmo immaginare.

A noi è successo e avevamo veramente necessità di ringraziare Dio per tutte le persone che ci ha messo davanti e che, con la loro vicinanza di cuore, ci hanno portato a rivedere la luce alla fine del tunnel.

La Fede, una grande medicina per l’anima e per il fisico.

Stefano Boeris