pubblicato in data 25 Lug 2022

Dopo “Il segreto di vicolo delle Belle” e “Lo scorpione dorato”, a fine mese esce il nuovo romanzo di Marika Campeti “Neravorio”, per Augh Edizioni. Una storia che affonda le sue radici a ritroso nel tempo, fino alla seconda guerra mondiale, dove un vergognoso episodio storico, marchia il destino delle generazioni future. I personaggi si muovono tra Catania e Terracina, andando avanti e indietro nel tempo tra il nostro presente e gli anni Settanta.

La scrittura di Campeti, si rivela nuovamente evocativa, capace di far immergere il lettore non solo nei luoghi, ma anche nei sentimenti e nelle emozioni dei personaggi. Davide, Lara, Giovanni, Maria e Adele vivono tra le pagine vincoli indissolubili, anche se le loro vite sembrano seguire ognuna una strada diversa. I temi di Neravorio sono molteplici: dalla violenza di genere alla lotta contro ogni tipo di pregiudizio. Un’atmosfera di mistero avvolge le campagne pontine: l’enigma di un corpo ritrovato sotto terra, alla voce di una donna che abita un’antica torre creduta disabitata. Un romanzo che spazia tra vari generi, regalando al lettore un’esperienza immersiva e a tratti poetica.

LA TRAMA
Un caffè rovesciato in un bar di Catania conduce Davide, un giornalista al quale la fortuna ha voltato le spalle, a scoprire sapori e incanti della tradizione mediorientale. È Lara, una sensuale danzatrice, a coinvolgerlo in un incontro di passione che sarà il punto di partenza di un percorso a ritroso, verso la scoperta di un passato che credeva di conoscere.

Richiamato a Terracina da suo fratello Mauro, per un’ indagine su una ragazza ritrovata incatenata nei campi, il presente di Davide si intreccia con quello di Giovanni, un giovane pittore che negli anni 70 vive un amore impossibile.Gli eventi del passato e del presente si intrecciano in un luogo creduto abbandonato: una torre antica che cela legami segreti e dolorosi ricordi di guerra.A chi appartiene la voce nella torre?

Neravorio è una storia d’amore dalle tinte noir, di vincoli emotivi e prigioni invisibili, di pregiudizi e violenze che si trascinano nel vissuto dei protagonisti. Una storia di memorie e colpe, di occasioni mancate. Quelle che avrebbero potuto cambiare il corso della vita.

L’AUTRICE/
Marika Campeti è nata a Roma nel 1979. Nel 2002 si è laureata in Arti e Scienze dello Spettacolo. Dopo gli studi ha svolto i suoi primi lavori nella post-produzione televisiva e cinematografica come rilevatrice dialoghi e assistente al doppiaggio. Attualmente si occupa di comunicazione sanitaria. Insegna danza orientale dal 2005, ha fondato il gruppo “Le danzatrici di Miral” La sua prima pubblicazione è nell’antologia di poesia erotica femminile Ti bacio in bocca (LietoColle, 2004), mentre è del 2018 il suo romanzo d’esordio Il segreto di Vicolo delle Belle (Apollo Edizioni). A seguire ha pubblicato poesie e racconti in Le radici di Terracina (Innuendo Editore, 2019), Ninna nanna… ti racconto una favola (Apollo Edizioni, 2019) Vivere per amore (Apollo Edizioni, 2020), Inno al fuoco (Bertoni Editore, 2022) . Attualmente è redattrice della rivista letteraria Writers Magazine Italia. Il suo secondo romanzo Lo scorpione dorato (Augh Edizioni 2020) si è classificato primo al Premio letterario “Città di Arcore 2021”, e al premio letterario “Maria Dicorato 2022”.

L’INCIPIT
Le avevano preso tutto: l’autorità di suo padre, che giaceva riverso legato al melo del cortile, i ricci biondi di sua sorella, sparsi tra le bucce di patate e il sangue che imbrattava il selciato, le grida di sua madre, che si affievolivano alle sue spalle a ogni passo che le separava. Le avevano portato via anche la dignità, che le scivolava lacera in rivoli rossi lungo le cosce nude, mentre senza respiro correva via dai diavoli che erano piombati all’improvviso in casa loro.

Il corpo non le apparteneva più, la carne era livida di morsi, bruciava del seme che le avevano spinto dentro con la forza, il naso gocciolava sangue e muco ogni volta che si sentiva svenire e provava a respi-rare.Non aveva tempo di pensare, solo l’istinto di sopravvivere.

Se avesse saputo, se avesse avuto modo di realizzare ciò che le era accaduto, sarebbe rimasta a terra e avrebbe chiesto al cielo di chiuderle gli occhi per sempre. Invece si era alzata ed era fuggita, lontano da quelle mani che le avevano strappato di dosso i vestiti, dalle botte che l’avevano fiaccata fino a farle perdere ogni volontà, dalla faccia terrorizzata di sua sorella che veniva stuprata accanto a lei. Era scappata, senza pensare che dopo avrebbe preferito essere morta.

Non aveva avuto il tempo di decidere con lucidità. I diavoli erano vicini, troppo vicini. Aveva le orecchie piene delle urla selvagge che levavano mentre finivano di massacrare la sua famiglia e non riusciva a strapparsi di dosso il puzzo acre dei loro umori. Non importava quanto avesse corso, era come averli portati con sé. Lo sportello di ferro le era apparso davanti all’improvviso. Salvezza, oppure morte certa. Non aveva neppure interrotto la fuga. Aveva afferrato la maniglia con le mani tremanti e tirato forte verso di sé. Un calore intenso le aveva investito il viso. Un solo attimo di esitazione, poi si era accucciata tra le fauci di quella bocca nera, per nascondersi al resto del mondo.