pubblicato in data 18 Gen 2022

Il 10 gennaio 1927 usciva nelle sale cinematografiche Metropolis, un film muto giudicato il capolavoro di Fritz Lang, nato a Vienna e poi trasferitosi negli Stati Uniti, e considerato uno dei padri del cinema nonché probabilmente uno dei più grandi registi della scuola tedesca che, unitamente a quella ungherese, hanno caratterizzato i primi anni della storia della settima arte, probabilmente più di quanto non lo abbia fatto Hollywood negli anni successivi.

Ascolta l’Avv. Gianni Dell’Aiuto
(dal gr nazionale Agenzia Italia Stampa)

La scena si svolge nel 2026, novantanove anni dopo la produzione e, pensiamoci, a brevissimo nella realtà. Tra esattamente quattro anni. È un film per l’epoca di fantascienza ma, oggi, per qualche portatore di idee complottare, è già l’immagine di una realtà in essere. In ogni caso Metropolis ha ispirato pellicole successive quali Blade Runner e Matrix, nonché il libro 1984 di Orwell.

Il titolo del film ha inoltre dato probabilmente lo spunto ai creatori di Superman per il nome della città in cui si svolgono le avventure del super eroe sfuggito alla distruzione del pianeta Kripton: appunto Metropolis, gigantesca moderna città tentacolare.

Metropolis è probabilmente il primo kolossal del cinema quantomeno per l’imponenza dei mezzi utilizzati a cominciare dalla città dove si svolge la scena, ispirata al regista dalla vista dello skyline di New York; oltre trentamila comparse e un investimento di oltre cinque milioni di marchi tedeschi dell’epoca che portarono al fallimento della casa produttrice.

La trama racconta di un mondo governato da pochissimi miliardari che, dall’alto di lussuosissimi grattacieli, sfruttano una massa di lavoratori proletari che vivono nel sottosuolo e che corrono il concreto rischio di morire ad ogni errore.

Il figlio dell’imprenditore-dittatore, che vive nel più alto grattacielo, viene raggiunto da una insegnante-profeta nel giardino eterno in cui vive circondato da belle fanciulle. La donna lo convince a visitare il sottosuolo dove vivono i lavoratori e, all’esito del viaggio, novello Dante che attraversa un inferno con scene da incubo. Al termine di questo viaggio, e dopo quelle che si possono descrivere come inimmaginabili peripezie, si assiste ad un accordo tra le parti in conflitto in cui il figlio del magnate svolge un ruolo di mediatore tra il cervello e le mani, come era stato richiesto dalla profeta; questo compito è demandato al cuore e, effettivamente, ciò che muove l’iniziativa del giovane “pentito” di essere nato ricco, è il sentimento.

Il film viene considerato il capolavoro di Lang, artista che si è distinto sia nell’epoca del muto che nel sonoro, Il primo film in cui decise di usare le voci è M – Il mostro di Dusseldorf, considerato uno dei capostipiti del genere noir con uno strepitoso Peter Lorre. Tra le altre pellicole degne di segnalazione di Lang troviamo Il dottor Mabuse del 1922 e Fury, del 1936, un film di spettacolare durezza in cui Spencer Tracy interpreta al meglio un uomo ingiustamente accusato di un orrendo crimine che prima sfugge al linciaggio della folla inferocita e poi conduce verso un finale inimmaginabile. Un film che è una dura accusa nei confronti del sistema americano che non disdegnava il ricorso alla giustizia sommaria, nonché un monito ai giustizialisti odierni se mai volessero vederlo e capirlo.

Metropolis resta in ogni caso il film più significativo di Lang e quello che ha dato origine ad un genere kolossal distopico che ha trovato successiva fortuna anche nei manga. Discordi i giudizi da parte della critica se si pensa che un altro gigante della cinematografia, Orson Welles lo definì come il film più sciocco. Resta in ogni caso uno dei film più apprezzati da Adolf Hitler.

A quasi un secolo dalla sua produzione Metropolis è un film di culto e le sue scene colossali ed apocalittiche danno un’immagine forse troppo veritiera di come potrebbe evolversi una società in cui masse ignave subiscono il dominio di pochi. Ma quella non era l’epoca di internet. È ipotizzabile una Metropolis oggi? O davvero già la viviamo?

(Gianni Dell’Aiuto – Futuro Europa)