pubblicato in data 27 Apr 2021

Per Pro Vita e Famiglia “Sua Maestà il sindaco di Trento non è stato in grado di addurre motivazioni nè ragionevoli, nè giuridiche, nè tecniche, che possano giustificare la censura dei nostri manifesti contro la pillola abortiva. Per questo abbiamo deciso di procedere per via legali contro Franco Ianeselli, avendo subito un’azione che lede il diritto di opinione e i principi democratici costituzionalmente garantiti”. E’ la decisione presa dalla onlus prolife dopo la trasmissione Filo Diretto andata in onda ieri sera su Trentino Tv, in cui ha avuto luogo un dibattito sulla rimozione da Trento dei manifesti contro la Ru486 legati alla campagna #dallapartedelledonne. A partecipare il presidente di Pro Vita e Famiglia, Toni Brandi, il ginecologo e direttore dell’Hospice perinatale del Policlinico Gemelli il prof. Giuseppe Noia e il membro del direttivo di Pro Vita e Famiglia Maria Rachele Ruiu, e dall’altra parte il sindaco di Trento Franco Ianeselli ed Emilio Arisi già Primario di Ginecologia del Santa Chiara di Trento, oltre all’avvocatessa Elena Biagioni.

Perchè di aborto legale con pillola abortiva si può morire e l’aborto, va ribadito, rimane una ferita per ogni donna, donne che non vengono difese subendo un’informazione scorretta e parziale. Brandi ha infatti ricordato la morte di Maria De Valle Gonzales, leader abortista argentina che aveva 23 anni ed è purtroppo deceduta questo mese per aver assunto la pillola abortiva. Per il presidente di PV&F “finchè si doveva sponsorizzare il suo impegno pro aborto la ragazza era su tutti i giornali. Mentre la stessa stampa oggi tace di fronte a questa fine drammatica”.

Altro grande interrogativo è perchè le motivazioni scientifiche a supporto delle nuove linee guida Speranza siano state secretate. E la questione più calda – per Pro Vita e Famiglia – resta però “il conflitto di interesse che si nasconde dietro ad alcuni cosiddetti ‘studi scientifici’ condotti da ‘esperti abortisti’ che troppo spesso collaborano con le multinazionali che producono o distribuiscono la pillola abortiva. Ma non è vergognoso che non se possa parlare? Perché questa omertà? Basta con i profitti sulla pelle e il sangue delle mamme” ha concluso la nota.