pubblicato in data 24 Dic 2021

Anche quest’anno, tra mille paure ed incertezze siamo arrivati a quel momento che, nel bene e nel male, conserva un fascino tutto suo. Il Natale. Ma quanto sappiamo di questo periodo che culmina nella giornata del 25 dicembre ma che parte da molto prima?

TV, radio e giornali sin dal mese di ottobre iniziano a proporre articoli tipicamente natalizi come la logica degli affari esige. Al di là degli spot pubblicitari, siamo certi di aver realmente compreso il significato di questo momento?

Sono passati 2021 anni da quella Venuta destinata a cambiare le sorti del mondo; eppure, il compimento delle Scritture che si compì in quella povera capanna è forse l’enigma più complesso per la mente umana.

Come accade ormai da svariati anni, la parola Natale genera gioia ma anche terrore. Eh già, care lettrici e cari lettori, terrore! Voci nazionali e straniere non mancano di dire la loro circa l’inopportunità di festeggiare quello che per noi è il nostro Credo, per paura di offendere credenti di religione musulmana. Addirittura, di recente, qualcuno aveva pensato di imporre il veto sui nomi Cristiani. Pura follia!

Dopo una figura che potremmo definire barbina senza alcun dubbio è arrivata la rettifica ma come si sa, spesso la toppa è peggiore del male. Le linee guida per una comunicazione inclusiva redatte, nello specifico, dal Commissario europeo alla Parità Helena Dalli, che hanno indignato migliaia di cittadini europei, sono state ritirate da parte della diretta ideatrice. E così, almeno per quest’anno il Natale è salvo.

Ma nel quotidiano spesso anche noi siamo portati a spenderci in tutti i modi possibili ed immaginabili senza però tenere nella giusta e doverosa considerazione il vero Festeggiato. Ci concentriamo, in altri termini, sulla cornice e molto poco (o per nulla) sul dipinto e questo perché le nostre menti sono facilmente influenzate ed influenzabili da tutto ciò che è apparenza.

A tal proposito ecco di seguito una poesia inedita del grande Poeta romano Trilussa intitolata “Er Presepio”:

“Ve ringrazio de core brava gente,

pé ‘sti presepi che me preparate,

ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,

si de st’amore non capite gnente…

Pé st’amore sò nato e ce sò morto,

da secoli lo spargo dalla croce,

ma la parola mia pare ‘na voce

sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;

cerca sempre de fallo più sfarzoso,

però cià er core freddo e indifferente

e nun capisce che senza l’amore

è cianfrusaja che nun cià valore.”

In questi pochi versi è racchiuso tutto il nostro credo (la c minuscola è puramente voluta) e tutta la nostra piccolezza umana.

Comunque, nonostante tutto, Buon Natale a tutte le lettrici e a tutti i lettori e che l’esortazione del Santo Giovanni Paolo II “non abbiate paura” possa suonare come monito nelle nostre coscienze per non abbassare mai la testa e per difendere le nostre Radici!

Stefano Boeris