pubblicato in data 19 Ott 2021

La Piccola Orchestra Popolare C.O. Panzillo ha registrato un cd nei primi anni duemila dal titolo “Sette”. Recentemente ho avuto il piacere di ascoltarlo, riportando alla mia memoria le bellissime voci di Alessandro Sansone (purtroppo, nel frattempo, prematuramente scomparso) e Nuccia Paolillo, cantante napoletana di grande pregio e di pura tradizione amalfitana.

La straordinaria forza del settetto strumentale/vocale sta anche nella varietà delle scelte musicali e nella ricerca di un repertorio che spazia in ambiti di musica colta (Epitaffio di Sicilo, frammento greco del III secolo d. C., o Domenico Cimarosa, ‘Ouverture dal Matrimonio Segreto) per poi confluire nei brani di tradizione popolare, in quelle voci millenarie di una Napoli antica e vigorosa, forte del suo passato e della sua storia.

Tammurriata, Tarantella, Michellemmà, ‘O spusarizio d’ ‘o Guarracino, ‘Ndrezzata, testimonianze musicali, insomma, di un repertorio culturale veramente prezioso! Chi ha respirato arie di Viviani, Russo, Gambardella e Di Giacomo, sa di cosa stiamo parlando e sa quale magia si può creare quando passione e amore si coniugano alla ricerca e al rispetto filologico della canzone, così come era nelle intenzioni del suo autore. Anche quando la paternità è anonima, trattandosi di musica popolare, gli arrangiamenti restano fedeli ad una grazia autentica e napoletana, vivace ma garbata. La linea pura del flauto, i mandolini e le mandole, la lira calabrese di Massimiliano D’Alessandro, le voci estese su scale napoletane, i pedali armonici e percussivi nei ‘tamburi a cornice’ e nelle percussioni di Simone Cretella, diffondono una bellezza ipnotica, come nel magnifico ‘Pusilleco addiruso’ e restano allo stesso tempo elementi ‘originali e familiari’ al nostro immaginario musicale. 

I tre brani di Roberto De Simone (La Canzone del Pescatore, La Ciorta ch’è ‘ngrata e La Canzone di Razzullo e Sarchiapone) ci restituiscono intatto un miracolo: hanno infatti del sacro e del profano allo stesso tempo, il colto ed il volgo armonizzati affettuosamente tra loro, in colori e sonorità, fieri testimoni di un passato di gloria. La Piccola Orchestra oggi rinasce, come un fiore selvatico innaffiato da nuova acqua e tanta vita trascorsa sotto i ponti. La nuova fatica discografica comprenderà, in aggiunta, una viola e due musicisti diversi (flauto e basso).

Ma il filo rosso resta e sarà proprio l’unica voce rimasta, quella di Nuccia Paolillo, una voce che ha dentro il ‘Cielo e la Terra’ e ci trascina in un rapimento estatico tra ‘supero ed infero’, in viaggio con la musica del profondo.

Angela Caporale