pubblicato in data 18 Ago 2022

Gridare al sacrilegio di fronte alla performance di due giovani sciagurati surfisti sorpresi a fare lo slalom tra gondole e vaporetti in Canal Grande non serve a risolvere i problemi di Venezia, la “cartolina” con l’ennesimo sfregio alla Serenissima ha già fatto il giro del mondo, suscitando, per la verità, più che altro una divertita curiosità e attirando come se ce ne fosse bisogno ulteriori attenzioni sulla città lagunare. Alla quale continuano a servire quei provvedimenti di salvaguardia  risolutivi da decenni oggetto di attenzione da parte della politica. Il Mose resta ancora un’incompiuta, la difesa della Basilica di San Marco ha appena fatto timidi passi avanti, la notizia del superamento – in negativo – della barriera dei cinquantamila residenti è finita sulle prime pagine della stampa mondiale, l’annuncio di quella sorta di “numero chiuso” con il quale il sindaco Brugnaro proverà a blindare Venezia dal gennaio prossimo è stata vissuta come una curiosità che ha sconvolto pochi. Le grandi navi da crociera stanno imparando a bypassare il divieto di sfilare davanti a Piazza San Marco dimostrando ancora una volta che quello che manca a Venezia è la capacità di  ragionare e di decidere con un minimo di buon senso. Il centro storico è terra di conquista, i fondi stranieri fanno uno shopping convulso acquistando alberghi (ma non solo)  senza una logica concordata con il Comune. Ma un piano organico per salvare sul serio la Serenissima ancora non c’è. E la sequenza degli interventi-tampone non risolve la situazione di quotidiana emergenza. Non si scavano più i canali con sistema e regolarità, non si mette in campo una azione di contrasto al moto ondoso degna di questo nome (ci vogliono uomini e mezzi), non si costruisce un futuro per la città senza intervenire con azioni mirate per far tornare a Venezia residenti  e attività. E’ passata quasi sotto silenzio la nascita della Fondazione per Venezia capitale  mondiale della sostenibilità, un organismo che vede insieme pubblico e privato, grandi aziende e università veneziane. Rappresenta la possibilità di un giro di boa? E’ possibile, basta fare sul serio, il brand della Serenissima non ha rivali nel mondo. Ma se l’attenzione del mondo su questa iniziativa resta tiepida non si va da nessuna parte. Presidente della Fondazione è il venezianissimo Renato Brunetta, l’uomo del gran rifiuto a Forza Italia e a un seggio parlamentare. La sua voglia di rivalsa può dare una scossa all’operazione sostenibilità. E chissenefrega (scusate l’espressione forte) dei surfisti in Canal Grande. Non sono loro a far male a Venezia.

(Giovanni Tagliapietra)

Foto tratta da Repubblica