pubblicato in data 11 Dic 2020

Conoscere e parlare con Lory Muratti è come entrare in una scatola magica, e immergersi in un mondo dove l’artista ci porta nella sua “dimensione” che interseca tre discipline artistiche: musica – parole – immagini. Le parole come espressione narrativa di un racconto (che può tradursi in testo/canzone piuttosto che in un libro); la musica come trasposizione della parte emotiva della storia, quella più emozionale e vibrante, mentre le immagini sono l’esternazione visiva connessa con la parte più intima dei personaggi, il subconscio. Polistrumentista, producer, scrittore e regista, Lory Muratti ha un curriculum vastissimo che riassume il suo talento e la sua poliedrica personalità. Firma per diversi anni i suoi lavori sotto lo pseudonimo “Tibe”, facendosi conoscere nel mondo alternative rock italiano grazie ad un “sound evocativo” con il quale caratterizza i suoi lavori da produttore. Nel 2005 pubblica il suo primo romanzo che si è tradotto in un tour di spettacoli teatral- musicali. Con il libro e disco “Hotel Lamemoria”  del 2007 e con il successivo progetto “Scintilla”  del 2013, sperimenta un nuovo modo di coniugare musica e narrativa che si fondono nelle sue opere come due anime della stessa creazione. Ed è accaduto anche con il suo ultimo progetto “Lettere Da Altrove”(Riff Records / The house of love) originale “spoken album” uscito a fine Ottobre e disponibile in formato vinile (in edizione limitata),cd e sulle piattaforme streaming e in digital download (http://smarturl.it/letteredaaltrove).

Conosciamo meglio il progetto e l’artista:

·         E’appena uscito “Lettere da Altrove”. In quanto tempo e quando hai preparato questo progetto e come mai la scelta di uno spoken album?

“Lettere da Altrove” è un concept album composto da otto tracce che nasce in poco più di sei mesi, come progetto imprevisto, frutto del primo lockdown. Come un fulmine a ciel sereno mi sono ritrovato forzatamente imprigionato mentre stavo ultimando un altro lavoro pronto ad uscire. Attorniato solo dal continuo e caotico chiasso mediatico, preferivo senza dubbio il silenzio. L’isolamento prolungato ha poi naturalmente sconfitto lo stato di quiete che si era appropriato della mia vita,facendo riemergere una creatività ed una nuova progettualità, nella quale mi sono rifugiato in modo terapeutico,trovando la narrazione giusta che è diventata “urgenza” di scrivere. E’ un progetto nato di pancia, senza pressioni , né costrizioni. Improvviso e dirompente!

“Lettere da Altrove” nasce come una serie a puntate pubblicate su un magazine on-line,che diventa una serie audio-video-narrativa.con una colonna sonora originale,dove si dipana  la storia di due amanti imprigionati in un ex ricovero barche su un lago del Nord Italia (luogo reale) a causa di una misteriosa epidemia. Un luogo “non luogo”, lontano dal mondo che porta i protagonisti in una sorta di mondo ovattato, senza contorni, costretti per forza di causa maggiore a guardarsi dentro dove, solo le notizie provenienti dai mezzi digitali, interrompono il continuo mutare delle  loro emozioni. Mescolando realtà(in un certo qual modo autobiografica) e fiction, come solitamente è il mio modo artistico e distintivo di vedere le cose, sono riuscito a dare un senso a quei giorni, a quell’isolamento”.

·         Quante tracce sono e quali argomenti toccano?

“L’album è composto da otto canzoni/tracce cantate e recitate,dove l’aspetto che si evidenzia è la ricerca sonora molto accentuata, frutto del mio personale modo di mescolare varie influenze, e che amo alla fine arrangiare in maniera non prevedibile. Le canzoni fanno parte dello stesso “concept”, insieme sintetizzano e danno delle immagini dell’intera vicenda, e possono essere fruite in maniera assolutamente separata, senza per questo venir meno il messaggio d’insieme. Dall’ascolto si capisce ugualmente come la storia si sviluppa e va a finire e ne suggerisco l’ascolto in vinile o cd, proprio perché va sentito dall’inizio alla fine per catturarne in pieno lo spirito totale dell’intera vicenda.”

·         Scritto durante il lockdown, cìè molto di personale in questo album?

“Durante il mio primo romanzo,dovetti produrre il tutto in tempi molto stretti, e per forza di cose mi sono ritrovato a stendere il racconto immergendomi in una dimensione intimista. In questo caso è successa una cosa similare, ma senza costrizione alcuna, anche se con prerogative molto diverse dove ho cercato di mescolare alcuni aspetti della mia vita personale, del mio privato, della mia storia, sempre intercalando con spunti di fiction narrativa, amalgamando questi due punti di vista come son solito fare. Quindi si, c’è sempre una parte fortemente biografica, i luoghi , le persone e le emozioni che descrivo sono reali e mi appartengono.”

·         Qual è il brano dell’album che più ti rappresenta?

“ Ci sono aspetti diversi in ogni brano, alcuni sono più intimisti, altri meno come “Nuvole in arrivo”che è una specie di anomalia, un divertissement del mio immaginario anche nella parte strumentale. Poi ci sono la title track “Lettere da Altrove” e “Giorni deserti” che sono di sicuro quelli più autobiografici,più intimisti che riassumono chiaramente le atmosfere di tutto il concept. Fino al brano finale “Dove siamo sempre stati” che ho scritto quasi in trance, abbandonato al subconscio più profondo, una lettera di chiusura scritta dal futuro e rivolta ai giorni che stavamo vivendo in primavera ed anche verso un ipotetica interlocutrice fantasmagoria che si suppone imprigionata in quei giorni insieme al protagonista nel ricovero barche in un gioco di sovrapposizioni spazio temporali”

·         Un artista o personaggio che ha segnato il tuo percorso artistico

“ Io ascolto, osservo e raccolgo da fronti che non sono necessariamente vicini a quello che faccio. Ad esempio quando scrivo un libro i miei riferimenti sono spesso nel cinema. Mi nutro in maniera differente su diversi media, che si scambiano l’un l’altro ispirandomi a vicenda. Naturalmente ci sono artisti come Bowie, Nick Cave, Robert Smith dei Cure ai quali ho rivolto la mia attenzione senza esserne però rapito totalmente. Poi ci sono dei dischi e degli autori che mi hanno accompagnato inconsapevolmente lungo il cammino. Il più importante è Ivano Fossati, che reputo il mio punto di riferimento nel panorama italiano, con il disco “ La Disciplina della Terra”, un album che ho in pratica consumato nell’ascolto.”

·         Sei un artista a 360°, non solo musica, ma molto di più. Raccontaci

“Sono nato artisticamente in un periodo in cui cimentarsi con più forme artistiche era visto con sospetto e devo dire che la cosa mi infastidisce ancor oggi perché invece avere questo tipo di approccio significa umiltà, e consapevolezza di un percorso lungo dove si deve lavorare e studiare tanto! L’approccio ce l’ho di default, da piccolo ero affascinato da personaggi come Gene Kelly, o più tardi Lindsay Kemp, David Bowie o Andy Warhol con la sua Factory, tutti artisti che mi hanno fatto comprendere l’idea che la vita stessa possa essere già una esperienza artistica. Una performance di vita ed in una certa misura nel mio piccolo è quello che sto cercando di fare, applicandomi nelle tre forme d’arte a me più congeniali cioè musica, parole ed immagini. Solo mettendo insieme le tre cose riesco ad avere la visione d’insieme di quello che sto facendo, che vanno a costituire il mio io più profondo. E riesco a capire il perché di tutto questo mio percorso!”

·         Vivi in un luogo straordinario, sul lago di Monate, in provincia di Varese. Quanto ha influenzato la tua scrittura?

“E’ un luogo magico da un lato e condanna dall’altro, dove è impegnativo vivere dal punto di vista strettamente pratico, per via dell’umidità e della nebbia, soprattutto perché vivo in un ex ricovero barche con tutte le limitazioni del caso. Seppur distante 40 kilometri da Milano, il lago diventa una creatura che ti vive attorno e che ti costringe ad un eremitaggio continuo, un posto limite che ti spinge a guardarti dentro, e sicuramente l’influenza si sente anche nella scrittura. Tutto sta a come lo vivi e a come stai, perché può restituirti anche una grande energia soprattutto nei mesi più caldi.”

·         Come collochi la musica in questo periodo storico? Quali sono a tuo parere le possibilità e le limitazioni?

“Le limitazioni sono evidenti e sono frutto della fortissima perdita di attenzione per il contenuto, del valore di quello che si dice in generale, anche nella leggerezza, connessa strettamente all’altro dramma, la velocità superficiale con la quale fruiamo qualsiasi notizia, di una società schiava di un algoritmo. Siamo manovrati del tutto senza rendercene conto. Il ruolo della musica in questo scenario è difficile da decifrare….sta diventando solo musica finalizzata alla vendita, musica scritta a tavolino, pronta al consumo. Se non cambiano tante altre cose a livello globale, nell’ambito politico, sociale, culturale e soprattutto mediatico sarà complicato gestire il futuro di questo settore. Però sono altrettanto fiducioso nella riscoperta e necessità di proporre contenuti, gli artisti ci sono  e hanno tanto da dire. D’altro canto siamo fatti per far emozionare. Visto il chiasso mediatico, il sovraccarico sensoriale, per avere voce devi avere una forza diversa. Bisogna lottare!”